Bio

Michele Leccese nasce nel 1980 in puglia. Dopo aver conseguito la maturità classica, si trasferisce a Firenze laureandosi presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, indirizzo musica e spettacolo. Vari sono i suoi approcci al mondo dell’arte: studia violino, pianoforte, chitarra, canto. Appassionato di Arte concettuale e di tutte le sperimentazioni in ambito artistico, si avvicina al mondo della fotografia digitale nel 2007. Successivamente si specializza in Web Communication & Social Media presso lo IED (Istituto Europeo di Design). Pubblica su varie riviste di sport, cibo, musica, megazine e cataloghi d’arte tra cui “il Mito”, una mostra collettiva con opere di Andy Warhol e Mario Schifano; su DDMagazine (rivista d’arte online), su Repubblica aderendo al progetto “Urliamo” di Domenico Gioia. Partecipa al XLII Premio Vasto per l’Arte Contemporanea e a Yicca 2009 (Contest internazionale d’Arte) con varie opere selezionate. Attualmente lavora come fotografo freelance e videomaker a Firenze, collabora con: Film in Tuscany, Fondazione Toscana Spettacolo, Fabbrica Europa, TheFork (TripAdvisor). Di recente è stato citato in una tesi di laurea dal titolo “Il sogno del corpo nell’opera di Man Ray” di Laura Labate, con l’opera “Morte di un occhio” – 2009 – presente anche nel catalogo “Silver Screen”, mostra d’arte contemporanea sul cinema a cura dell’associazione culturale “magazzini criminali” – Sassuolo.

 

 

MOSTRE:

Collettiva: “VERA” – Mostra contro la violenza sulle donne, Centro d’Arte e Cultura Piovese – 2016 – Piove di Sacco (PD)

Collettiva: “New generation Festival”,  MV Eventi, 2016 – Palazzo Pisani, Lonigo (VI)

Personale: “Urban Lines”, 2016, Andersen Cafè, Firenze

Collettiva: “Animes”, 2015, Festival d’Arte Contemporanea 2015, a cura di MV eventi, Arzignano (VI)

Personale:  “InChiantiere”, 2014, Palazzo Malaspina, San Donato in Poggio (FI)
Presentazione del cortometraggio “The Social Couple” – 2014 – IED – Firenze
Collettiva:  “New Generation Festival, Alètheia” a cura di MV eventi, 2013 – Palazzo Pisani Lonigo (VI)
Installazione:  “Dimora luminosa”, omaggio a Mario Mariotti – 2013 – IED & The Fake Factory – Firenze
Collettiva:  “Silver Screen” – 2012 – Magazzini Criminali & Paggeria Arte, Sassuolo (MO)
Personale:  “Urbanscape” – 2012 – Orlando, Forte dei Marmi (LU)
Collettva:  “Dinamiche da zero” – 2012 – Tratti d’incontro studio design, Castiglione della Pescaia, (GR)
Personale:  “Conceptual Mood” – 2012 – Angels, Firenze
Collettiva:  “ClickArt” -2010 – Artesgarro, Desenzano del Garda (BS)
Collettiva:  “XLL Premio Vasto per l’arte Contemporanea, omaggio a Carlo Mattioli” – 2009 – Musei Civici in Palazzo d’Avalos, Vasto (CH)
Collettiva:  “Il Mito da Andy Warhol a Mario Schifano” -2009 – Artesgarro, Palazzina Azzurra, San Benedetto del Tronto (AP)
Collettiva:  “Tendenze Attuali” – 2009 – Studio Arte Quadrelli – Pontedera (Pi)
YICCA 2009 – International contest of contemporary art – varie opere selezionate
Collettiva:  “DDEXPò” – DDMagazine . 2008 – Knulp – Trieste (TS)

 

 

CRITICHE

 

Laura Labate

 

Giovane e visionario artista pugliese che con “Morte di un occhio” ha decontestualizzato e riciclato una tra le immagini-choc più celebri del cinema surrealista, prelevandola dal cortometraggio Un chien andalou (1929) di Luis Buñuel e Salvador Dalì per poi manipolarla e sottoporla a uno sguardo nuovo. Con questa opera ricicla, mescola e rimodella segni mettendo in scena una personale visione del mondo, un mondo alternativo. Emerge, così, uno stile colto che deriva da una generale interpretazione delle ricerche estetiche del Novecento e segnatamente delle avanguardie storiche: un corpus iconografico che, come possiamo vedere, ha lasciato il segno.

 

Daniela Quadrelli

 

Stimolato continuamente dalla brama di sperimentare molteplici linguaggi espressivi il carattere espressivo di Michele Leccese ha trovato ampio respiro nella fotografia digitale, della quale si occupa dal 2007. In poco tempo è riuscito ad acquisire padronanza con il mezzo e a raggiungere uno stile personale. Le opere recenti sono caratterizzate da ambientazioni insolite costruite assemblando (con la tecnica del fotomontaggio) oggetti e figure umane (parte anatomica ricorrente è il braccio) che in relazione vanno a formare il messaggio significante. Da qui prendono forma scenari a tratti surreali e velati spesso da una sottile ironia critica che sa divertire, far riflettere e stimolare l’immaginario comune. L’artista riesce con straordinaria facilità e naturalezza a conferire alla proprie idee una forma semplice ed avvincente, da cui ne deriva una diretta ed efficace capacità comunicativa.

 

Gerardo di Feo

 

Immagini quotidiane che diventano frammenti senza tempo di una realtà onirica, prospettive inusuali di paesaggi urbani colti da un occhio Dada, ambientazioni metafisiche in chiave Pop, le fotografie di Michele Leccese partono da qui per ricreare una realtà possibile. Il surrealismo di Leccese è intriso di un’aura metafisica che dona alla foto un effetto di distorsione visiva destabilizzante. Guardare una foto può diventare un percorso cognitivo dove alla base della rappresentazione visiva vi è un concetto visuale. Il concetto in Leccese non sovraccarica la foto annullandola o relegandola a mero prodotto artistico, vi corre di pari passo amplificando il gesto della resa fotografica. Quello di Leccese è un gioco, un viaggio da sveglio in realtà probabili, attraverso uno stile da illustratore, con scherno e cifra pittorica propone scatti che pur nella loro nitidezza fotografica, contribuiscono a non far perdere all’immagine la sua apparenza , e ciò contribuisce a tener separata la realtà dalla rappresentazione.

 

Daniela Madonna

 

La fotografia di Michele Leccese rende la terra protagonista di scatti d’effetto, rielaborati grazie ad un notevole apporto di fantasia. Vari sono i discordi affrontati, in ogni caso pronti a risvegliare negli interlocutori la meraviglia entusiastica dell’età infantile. In una delle opere un fiore gigantesco interpella l’uomo chiedendogli di farsi riconoscere; non sa che l’essere indiscreto è solito recare danni alla natura. Un’altra foto mostra il fascino dell’etere, elemento cosmico immutabile che si contrappone direttamente alla terra, teatro di cambiamenti continui. In Incubus troviamo la paura di partecipare nel vuoto, metafora dei timori dell’uomo che giornalmente si trova in sopseso nell’affrontare i problemi caratterizzanti il nostro mondo. Infine la nostalgia della terra degli impressionisti trasforma il Déjuner sur l’herbe in un pittoresco Drink en plein air.